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POZZO

La Chiesa dei Ss. Urbano e Sabina
Pozzo - il Mulino

Il paese si trova nella parte est del territorio a confine con il fiume Tagliamento, compreso tra le frazioni di Aurava e Cosa.

 

In evidenza: nella frazione di Pozzo, oltre agli scorci caratteristici offerti da un antico molino per la macinazione e l’ottenimento di diverse farine, lungo la “roggia dei molini”, c’è la possibilità di fare un salto nel passato assaporando gli antichi mestieri ed ammirando la splendida collezione di oggetti della civiltà contadina preziosamente custoditi nell’omonimo museo.

 

Note sulla chiesa parrocchiale: la villa di Pozzo è rammentata in un documento del 1190 e la chiesa, poi demolita, sorgeva nelle vicinanze del Tagliamento ed era dedicata a Santa Sabina.
Dedicata ai Santi Urbano e Sabina, e costruita a partire dal 1801, pochi anni dopo la demolizione della precedente, la chiesa di Pozzo presenta una facciata ancora memore del gusto settecentesco ma già pervasa da segni neoclassici.

L'altare in pietra è attribuito al lapicida lombardo Donato Casella. Diviso inferiormente in tre scomparti (nei quali si accampano i Santi Urbano e Sabina e, al centro, la Madonna con Bambino) mediante colonne scanalate con entasi, nella fascia superiore reca la conchiglia tra angeli oranti. La trabeazione liscia, le cornici molto aggettanti, le volute raccordanti la parte superiore al timpano abbassato, sono elementi strutturali utilizzati con proprietà. Le figure (quella di S. Sabina in particolar modo) sono snelle, di prepotente vitalità, con vesti ariose e mosse.

Interessante, nell’edicoletta timpanata, la figura di Cristo deposto che richiama alla memoria, così come gli angioletti del soffitto, l'altare di Carlo da Carena in S. Lorenzo di Fiumicello, del 1547, e singolari i due telamoni appoggiati alle volute, in qualche modo riconducibili ai telamoni della chiesa di Baseglia.

Del sec. XVII il paliotto in pietra sommariamente lavorata sottostante all'altare, attribuibile a qualche maestro della famiglia di lapicidi medunesi Ciotta come quello dell'altare del Pilacorte nella chiesetta di S. Nicolò alla Richinvelda. Il quadro in olio su tela con un'insolita Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1992) è opera del milanese Guglielmo Maniaghi, residente a Morsano al Tagliamento.Il Cristo in mosaico nel lunotto dell'abside è di Attilio Bratti di S. Giorgio della Richinvelda (anni '90).